Il Portale delle Associazioni

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a cura dell'avvocato Nicola Ferrante

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Conseguenze in caso di tardiva presentazione del Modello EAS

L’invio del modello EAS è finalizzato all’ottenimento delle agevolazioni fiscali previste per le associazioni prive di scopo di lucro.

È obbligatorio inviare il Modello EAS giacché assolve ad un onere dichiarativo: il mancato invio comporta la decadenza dalle agevolazioni in parola.

Nel caso in cui il Modello EAS sia stato inviato tardivamente, oltre non solo i termini ordinari ma anche oltre i termini per beneficiare dell’istituto della c.d. remissione in bonis, l’associazione o SSD senza fini di lucro non potrà godere del regime agevolato in relazione alle attività svolta precedentemente alla data di presentazione del medesimo Modello.

L’ente potrà tuttavia applicare il regime agevolato solo alle attività svolte successivamente alla presentazione del Modello EAS, anche se ricadenti nel medesimo periodo d’imposta in cui avviene la comunicazione.

Promozione della pratica dell’attività sportiva dilettantistica

L’associazione sportiva dilettantistica, per essere conosciuta e per promuovere le proprie attività, può utilizzare mezzi pubblicitari quali cartellonistica stradale o altre forme di messaggio dirette al pubblico e a possibili nuovi associati. Per invogliare l’iscrizione di nuovi soci, è possibile anche che l’ASD stipuli convenzioni con società di credito al consumo per agevolare le modalità di pagamento delle quote associative.
Questi mezzi, tuttavia, potrebbero far sorgere dubbi sulla qualità non commerciale delle attività associative.

In merito si ritiene che tali elementi, singolarmente presi, non bastino a qualificare le attività come commerciali. 

È bene però considerare anche gli elementi fattuali che possono succedere a tali mezzi: se alla promozione seguono attività svolte dall’associazione e qualificabili come commerciali, proprie degli operatori del mercato, allora non sarà possibile inglobarle nelle attività prive di scopo di lucro tipiche del sodalizio associazionistico, andando così incontro ad un regime fiscale pieno e non più agevolato.

Le attività di promozione, quindi, non contrastano con la fruizione del regime agevolato riservato alle associazioni sportive dilettantistiche senza scopo di lucro fintanto che non viene dimostrata la loro implicazione con attività commerciali.

La custodia delle attrezzature, dei beni ed il ricovero degli animali utilizzati nella pratica sportiva dilettantistica in regime agevolato.

L’articolo 148 comma 3 del TUIR prevede la decommercializzazione ai fini IRES per tutte quelle attività che sono ricollegate alla diretta attuazione degli scopi istituzionali statuiti dall’ente.

Tale qualità deve essere valutata caso per caso, non è possibile generalizzare una regola per tutti gli enti, ma si dovrà osservare ogni singolo rapporto tra associazione, associato e attività. Sarà fondamentale che le prestazioni, i termini e le modalità di attuazione non eccedano quanto è necessario e funzionale per consentire ai tesserati l’effettivo svolgimento dell’attività promossa dall’ente.
Qualora un’associazione necessiti della custodia delle attrezzature e dei beni o del ricovero di animali (es. cavalli), e questi vengano impiegati in diretta attuazione degli scopi istituzionali dello stesso ente, si applicherà il regime agevolato ex articolo 148 comma 3 TUIR.

Sarà tuttavia necessario verificare che tali prestazioni non siano un escamotage per godere le stesse attività a condizioni più vantaggiose in ragione del regime fiscale di favore riservato a tali enti: le attrezzature, i beni e gli animali dovranno essere idonei alla pratica sportiva dilettantistica in base ai parametri definiti dalla Federazione Sportiva Nazionale e dalla Disciplina Sportiva Associata alla quale l’associazione o società sportiva dilettantistica è affiliata. I medesimi parametri potranno essere utilizzati per valutare le ASD o SSD affiliate ad Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI.

La CONI precisa che, nel caso di sport equestri, i cavalli impiegati a fini sportivi sono regolarmente tesserati presso la Federazione Italiana Sport Equestre (FISE).
Nel caso di altri sport, l’identificazione dei criteri per valutare i beni, quali strumenti di attuazione delle attività istituzionalmente statuite dall’ente, spetterà alla Federazione Sportiva affiliante. Qualora la Federazione Sportiva Nazionale e Disciplina Sportiva Associata identifichi univocamente che la custodia di attrezzature o beni e ricovero di animali in esame sia idonea ai parametri sopradetti, potrà riconoscersi il vincolo della diretta attuazione di tali attività con gli scopi istituzionali dell’ ASD o SSD senza fini di lucro.

Violazioni degli obblighi statutari concernenti la democraticità del rapporto associativo

La democraticità è un elemento fondamentale che caratterizza l’associazione quale ente non lucrativo a carattere solidaristico. Ciò implica un rapporto effettivo degli associati fra loro e all’interno dell’associazione, la non temporaneità di tale rapporto e il diritto di poter partecipare attivamente alla vita dell’ente mediante le votazioni inerenti all’eleggibilità degli organi amministrativi, all’approvazione e alla modifica dello statuto e dei regolamenti, ecc… Ogni associato ha un voto singolo e la sovranità appartiene all’assemblea dei soci.
L’effettività del rapporto associativo costituisce quindi presupposto essenziale per il riconoscimento alle associazioni dei benefici fiscali previsti dalla vigente normativa. Il requisito della democraticità richiede una valutazione da effettuare, caso per caso, della corrispondenza fra le previsioni statutarie e le concrete modalità operative dell’associazione.
La clausola della democraticità s’intende violata quando le specifiche azioni od omissioni da parte dell’associazione rendano sistematicamente inapplicabile la predetta disposizione statutaria.
Esempi di tale comportamento possono essere:
- La mancanza assoluta di forme di comunicazione idonee ad informare gli associati delle convocazioni assembleari e delle decisioni degli organi associati;
- La presenza di diverse quote associative alle quali corrisponda una differente posizione del socio in termini di diritti e prerogative, rispetto alla reale fruizione e godimento di determinati beni e servizi;
- L’esercizio limitato del diritto di voto (presenza di associati privilegiati) in relazione alle deliberazioni inerenti l’approvazione del bilancio, le modifiche statutarie, l’approvazione dei regolamenti, la nomina di cariche direttive ecc…
In tali ipotesi, poiché è disattesa la democraticità dell’ente, si ritiene che l’associazione decada dai benefici subordinati all’osservanza di tale clausola.

Regime fiscale delle prestazioni rese ai non associati di ASD e SSD

La Legge 398/1991 ha previsto per le società ed associazioni sportive dilettantistiche un regime fiscale agevolato. Riguardo all’applicazione di tale regime in luogo dell’articolo148 comma 3 del TUIR, i soggetti che primariamente possono godere delle attività svolte dalle ASD e dalle SSD non lucrative sono gli associati o soci, ma possono rientrarvi anche i soggetti frequentatori e/o praticanti che non rivestono la qualifica di soci o associati, a condizione che i destinatari delle attività risultino tesserati della Federazione Sportiva Nazionale, dell’Ente di Promozione Sportiva o della Disciplina Sportiva Associata cui è affiliato l’ASD o SSD. Fuori da questi casi, le attività assumono rilevanza ai fini impositivi. Le attività soggette a regime fiscale agevolato devono essere in diretta attuazione degli scopi istituzionali, vincolati al principio di democraticità per quanto riguarda gli associati. Per quanto riguarda i soggetti tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, ma non associati o soci delle ASD o SSD, nei confronti degli stessi non gravano gli obblighi relativi all’attuazione del principio di democraticità.

Obbligo di devoluzione del patrimonio

È pacifico che sulle ASD gravi l’obbligo di devoluzione ai fini sportivi del patrimonio in caso di scioglimento dell’ente.

In merito all’imposta sulle successioni e donazioni, questa si applica anche ai trasferimenti di beni e diritti mediante atti a titolo gratuito, vale a dire gli atti che non prevedono a carico del beneficiario alcuna controprestazione, ma sono privi dello spirito di liberalità tipico delle donazioni: si applica pertanto anche nel caso di devoluzione, in sede di scioglimento, del patrimonio delle ASD e SSD senza fini di lucro. 

La devoluzione del patrimonio deve ovviamene avvenire “a fini sportivi”. La devoluzione, inoltre, non sarà soggetta all’imposta suddetta nel caso in cui il beneficiario sia un ente per il quale sia normativamente prevista l’esclusione dell’imposta e la devoluzione sia a titolo gratuito. Tale esclusione vale anche per trasferimenti ad Enti del Terzo Settore, comprese le cooperative sociali ed escluse le imprese sociali costituite in forma di società, sempreché i predetti trasferimenti siano utilizzati per lo svolgimento dell’attività statutaria ai fini dell’esclusivo perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

La devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento dell’ente integra un’ipotesi di destinazione dei beni a finalità estranee all’impresa qualora i beni devoluti siano stati da tale ente utilizzati nell’esercizio di attività commerciali. In tal caso la devoluzione ai fini IRES assume rilevanza nella determinazione del reddito d’impresa, alternativamente come ricavo o plusvalenza; ai fini IVA è considerata cessione di beni.

Parere sui Compensi a Soci e Consiglieri nell'Ambito di un'Associazione

Uno dei principi cardine della disciplina che regola gli aspetti giuridici e fiscali degli enti non commerciali riguarda il divieto di distribuzione di utili tra i soci. E’ infatti sempre preclusa la possibilità di distribuire in via diretta e/o indiretta utili o avanzi di gestione, cioè di fondi o beni che formano il patrimonio di un’associazione e che quindi sono di proprietà di quest’ultima.

Ciò significa che non è mai ammessa la corresponsione non giustificata di somme di danaro a membri del Consiglio Direttivo o soci, mentre nessuna norma vieta che tali soggetti possano essere ricompensati per le attività che effettivamente prestano a favore dell’associazione, nel rispetto di quanto stabilito dalla vigente legislazione in tema di enti non commerciali.

Infatti, la normativa riguardante gli enti no profit regola la materia, stabilendo precisi parametri.

Ad esempio, l’articolo 10, comma 6, del Dlgs 460/1997, decreto che regola la normativa legale e fiscale riguardante le Onlus, stabilisce che “Si considerano in ogni caso distribuzione indiretta di utili o di avanzi di gestione: ………..omissis………… la corresponsione ai lavoratori dipendenti di salari o stipendi superiori del 20 per cento rispetto a quelli previsti dai contratti collettivi di lavoro per le medesime qualifiche …….omissis…… la corresponsione ai componenti gli organi amministrativi e di controllo di emolumenti individuali annui superiori al compenso massimo previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre 1994, n. 645, e dal decreto-legge 21 giugno 1995, n. 239, convertito dalla legge 3 agosto 1995, n. 336, e successive modificazioni e integrazioni, per il presidente del collegio sindacale delle societa' per azioni”.

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