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Anche le associazioni e gli enti no profit possono svolgere attività commerciali, intese come tipiche attività d'impresa, a cui è applicabile la normativa fiscale che vale per tutti i redditi d'impresa. Infatti, la sola forma giuridica di associazione non è sufficiente per qualificare tali enti come non commerciali ai fini fiscali.

Quali sono le attività commerciali

Per le associazioni ordinarie non Enti del Terzo Settore, l'attività commerciale è: 

  • le attività statutarie a pagamento, quando il corrispettivo richiesto eccede i costi sostenuti per l'organizzazione della stessa attività; 
  • le attività a pagamento che non siano coerenti con gli scopi e le finalità previste dallo statuto;
  • le attività tipicamente commerciali (vedere terzo paragrafo di seguito).

Invece, per gli Enti del Terzo Settore (che comprendono gli enti del terzo settore generici, le associazioni di promozione sociale, le organizazioni di volontariato) l'attività commerciale è:

  • le attività di interesse generale di cui all’articolo 5 del codice del terzo settore, svolte in forma di impresa (cioè in modo continuativo, abituale e organizzato) e dietro pagamento di corrispettivi che eccedono il costo delle stesse attività;
  • le attività diverse da quelle di interesse generale, citate dall’articolo 6 del codice del terzo settore, che devono essere svolte in via secondaria e strumentale. In particolare, i ricavi annuali di tali attività, non possono sperare il 30% delle entrate complessive del ETS o il 66% dei costi complessivi.

Inoltre, sono sempre considerate commerciali per definizione (per tutti i tipi di associazione anche se effettuate verso i soci) le attività di: cessione di beni nuovi prodotti per la vendita, somministrazione di pasti, prestazioni alberghiere, l’alloggio, il trasporto ed il deposito, gestione di spacci e mense, l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, le fiere e le esposizioni a carattere commerciale, le pubblicità commerciali, le attività industriali dirette alla produzione di beni o servizi.

Attività commerciale enti no profit

Prevalenza e non prevalenza dell'attività commerciale

Riguardo l'attività commerciale, possiamo distinguere due casi:

  • l'associazione svolge attività commerciale in via marginale, per completare e integrare l'attività istituzionale prevista dallo statuto. Quindi, l'attività commerciale non figura tra gli scopi dell'associazione e non esaurisce l'attività di questa. In questo caso l'associazione rimane un ente non commerciale. E' però necessario che i proventi derivanti dall'attività commerciale non siano mai prevalenti rispetto a quelli derivanti dall'attività istituzionale non commerciale. Per tali attività dovranno comunque essere predisposte le normali scritture contabili, e in caso di attività commerciale non occasionale, sarà necessario aprire P. Iva. Inoltre la contabilità dell'attività commerciale dovrà essere separata rispetto all'attività non commerciale. 
  • l'attività commerciale è svolta abitualmente e professionalmente, e i proventi di tali attività superano quelli conseguiti nell'ambito dell'attività non commerciale. In tale caso l'associazione perde il requisito della non commercialità e viene considerata, ai fini fiscali, un'impresa a tutti gli effetti. Tutte le sue attività sono sottoposte al regime fiscale d'impresa, con l'obbligo di tenere le scritture contabili ordinarie e preparare il bilancio ordinario.

Perdita della qualifica di ente non commerciale

Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l'ente associativo perde la qualifica di non commerciale qualora eserciti prevalentemente attività commerciale per un intero periodo di imposta. In merito, sono stati elaborati dei criteri presuntivi per la perdita della qualifica:

  • prevalenza delle immobilizzazioni relative all'attività commerciale rispetto alle restanti attività;
  • prevalenza dei ricavi delle attività commerciali rispetto al valore delle cessioni e delle prestazioni riguardanti l'attività istituzionale non commerciale;
  • prevalenza dei redditi derivanti dall'attività commerciale rispetto alle entrate istituzionali;
  • prevalenza delle componenti negative inerenti all'attività commerciale rispetto alle restanti spese. 

avv. Nicola Ferrante (aggiornato al 2026)

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